Storia

La Biblioteca Comunale di Carini deve la sua nascita alla volontà dell’arciprete Don Francesco Scavo che nel 1775 al momento della sua morte ,” lega tutti i suoi libri colle sue scaffe…a beneficio del pubblico ,e specialmente degli ecclesiastici” e raccomanda “alla protezione del Principe di Carini”. Inizialmente la sede della Biblioteca scelta dai fide commissari dell’arciprete Scavo fu il locale dell’abolita congregazione dei Padri Ricordanti presso l’oratorio di S. Pietro, oggi casa canonica parrocchiale. La Biblioteca si arricchì successivamente di altri legati dei Sac. Calogero Guastella, Liborio Nania, Pasquale Pecoraro e oltre che delle acquisizioni degli ex conventi dei Cappuccini e dei Carmelitani, anche degli acquisti effettuati dai vari bibliotecari succedutisi nel tempo tra i quali ricordiamo il sac. Vincenzo Gallina ,don Salvatore Cusumano , il sac. Antonio Gallina. Nel 1925, bibliotecario don Giovanni Carollo, fu scelta come nuova sede della biblioteca la chiesa dei Libera Infermi, chiusa al culto. Tale sede rimarrà fino alla demolizione della chiesa avvenuta nel 1967 e i libri verranno trasferiti e ammassati in un locale di fronte alla chiesa stessa . Intanto i bibliotecari succedutesi a don Giovanni Carollo , i sac. Giuseppe Buffa-Armetta, Nicola Costantino, Antonino Finazzo e il prof Giuseppe Mannino tengono in vita la Biblioteca fra innumerevoli difficoltà e alterne vicende, nonostante dal 1950 il Comune di Carini contribuirà economicamente per la sua gestione. Nel 1970 la sistemazione della Biblioteca nei nuovi locali sorti dalla demolizione della chiesa Liberi Infermi e il nuovo statuto che meglio regola il rapporto tra il Comune e la Chiesa dà nuova vitalità alla stessa che sotto la direzione del prof. Gaetano Pecoraro , nominato bibliotecario nel 1965, e grazie anche ai contributi ottenuti dalla Soprintendenza , assume una fisionomia più moderna e si colloca nel solco tracciato dal servizio bibliotecario nazionale. Con la nuova sistemazione nei locali dell’ex convento dei Carmelitani di via Rosolino Pilo n.21, e la gestione diretta da parte del personale comunale, la biblioteca ha assunto un nuovo volto e potenzialmente è chiamata ad assumere un ruolo centrale nella vita culturale della città di Carini . Il convento dei Carmelitani , costruito tra il 1566 e il 1571 grazie al munifico contributo del barone Vincenzo II° La Grua , assieme all’annessa Chiesa e all’adiacente piccolo giardino coltivato ad aranceti, rappresenta un’oasi di pace inserita in un contesto urbano, centro della vita politica e sociale di Carini . Il chiostro con il suo portico ad arcate a tutto sesto, e la fontana seicentesca situata al centro e donata dall’allora vescovo di Cefalù mons. Matteo Orlando, che a Carini era nato e nel convento aveva vissuto la propria giovinezza, separa subito lo studioso dal movimentato via vai della strada favorendo il silenzio , requisito essenziale per lo studio.
PATRIMONIO LIBRARIO
IL patrimonio librario della biblioteca è suddiviso in due fondi: quello antico e quello corrente. Il fondo antico è composto da circa 8.000 volumi a stampa datati dal 1493 al 1850 e 240 manoscritti di vario tipo. Oltre che gli argomenti di religione e filosofia sono ben rappresentate la Storia, la letteratura, la Medicina. Non mancano tuttavia opere di altri argomenti (Le scienze naturali, la geografia). Tra i volumi spiccano per importanza N° 6 incunaboli , 187 cinquecentine, 1411 seicentine, 3234 settecentine. Il fondo corrente è costituito da circa 20.000 volumi dei quali , 3000 appartenente alla sezione ragazzi , periodici, quotidiani, cassette audio, videocassette, CD-ROM, dvd e 34 carte geografiche fine ‘800. La biblioteca possiede inoltre diverso materiale archivistico che va dalla metà del Cinquecento fino ai primi del Novecento diviso in tre fondi: Fondo archivistico Ospedale S. Spirito le cui unità documentarie coprono un arco temporale che va dal 1550 al 1939 Fondo archivistico Monte di Pietà le cui unità documentarie coprono un arco temporale che va dal 1642 al 1929. Fondo archivistico Russo proveniente da una donazione privata della famiglia Russo relativa a materiale notarile periodo 1700-1900.
 
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