Museo/Monumento

CASTELLO LA GRUA TALAMANCA

Descrizione
Completati i restauri, avviati a partire dal 1982, racchiude in sé quanto di meglio può restare dell’architettura arabo–normanna, del ‘400 gotico-catalano, del ‘500 rinascimentale e del ‘700. La sua attuale conformazione è frutto di vari ampliamenti iniziati probabilmente già tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, quando, su una costruzione precedente di origine araba, come dimostra la porta moresca a sesto acuto posto del borgo medievale, il primo feudatario normanno Rodolfo Bonello vi si insediò quale signore di Carini. Nel periodo svevo la baronia passa alla famiglia Abbate che diviene detentrice della fortezza ampliandola e trasformandola, realizzando il “maschio”, l’alta torre con gli stemmi della famiglia e della corona di Sicilia, adattandolo a residenza baronale.. Con la conquista del trono di Sicilia da parte dello spagnolo Martino I il Giovane, nipote del Re Pietro d’Aragona, il feudo di Carini nel 1397 passa al “miles panormitano” Ubertino La Grua, discendente da una famiglia di commercianti di origine pisana. La figlia Ilaria sposa il catalano Gispert Talamanca, fidato consigliere del Re, e in assenza di eredi maschi si diede vita al casato La Grua Talamanca. Sul finire del 1400 il Castello cambia radicalmente aspetto, profonde trasformazioni lo rendono un luogo residenziale: si realizza l’elegante Salone delle Feste, un’ampia sala con tetto a cassettoni in stile gotico-catalano , la cui trave centrale presenta “Muqarnas” elementi stalattitici che dividono simmetricamente archetti su cui è scritta la frase “in medio consist virtus e et in extremis labore alternati a salmi, nelle mensoline laterali si riferiscono alla composizione ad incastro del soffitto che presenta un lavoro decorativo al centro ma di fatto la struttura portante sono i lati. Gli stemmi riportati nei riquadri laterali sono i casati legati alla famiglia La Grua Talamanca. Attraverso un portale sormontato dal simbolo del casato, si accede all’ala nobiliare che ha subito nel tempo numerosi rimodulazioni stilistiche che dal medioevo, quali feritorie e archi, passano al cinquecento(“Recedant Vetera” e “Et nova sint ominia”) fino al neoclassicismo con gli affreschi del XVII e XVIII secolo, recuperati grazie al restauro degli anni ’90 del secolo scorso. Dopo avere attraversato alcune stanze con motivi decorativi diversi; vedute paesaggistiche, stile pompeano, geometrie floreali, la stanza di Penelope e Ulisse con motivi mitologici, immette nell’alcova dei Signori con un bellissimo portale settecentesco.Il balcone prospiciente la cappella, nella stanza accanto, permetteva alle matrone di assistere ai riti religiosi dal piano nobiliare. Numerose scalette collegano il suddetto piano alla zona dei servizi in basso e al sottotetto luogo dove risiedeva la servitù.E’ proprio la zona dei servizi oggi mostra, con le pareti a tutta vista, la struttura originaria più antica inglobata nella fortezza araba originaria. A partire del XIX secolo comincia la decadenza del Castello, prima con l’abolizione del feudalesimo nel 1812 e poi con l’abbandono dei La Grua Talamanca che lasciano la Sicilia e si stabiliscono in Francia. L’ala ovest crollata nel 1975 porterà nel 1977, gli eredi La Grua a donare il Castello al Comune di Carini. Risalgono agli anni ’80 del Novecento i primi lavori di recupero e di restauro che oggi rendono il Castello totalmente fruibile, sede congressuale e di importanti manifestazioni culturali ed artistiche .Un sito architettonico pregevole che con la sua maestosità, domina la “terra graziosa e bella” descritta dal geografo arabo Idrisi.
Indirizzo

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